venerdì 31 ottobre 2014

Weekend sugli sci in Tirolo con tutta la famiglia: ecco dove andare

St. Johann in Tirol, a 5 minuti dalla mondana Kitzbühel è un angolo di paradiso incantato, tutto da scoprire, estraneo ai canoni tracciati dai turisti ma altrettanto alettante con nuove strutture di lusso e neve garantita. Che sia per una vacanza rilassante in Spa o adrenalinica in pista: St. Johann e le Alpi di Kitzbühel sanno sorprendere tutti coloro, che sono alla ricerca di una meta recondita per la settimana bianca o un weekend prenatalizio, autentica ma comunque facilmente raggiungibile dall’Italia.



Una dimensione esclusiva ma al contempo fortemente radicata alle origini del territorio, sapientemente integrata, dove il lusso si tinge di natura, di tradizione e autentica ospitalità tirolese. Un luogo perfetto per rigenerarsi d’inverno.


L’imponente vetta del massiccio montuoso del Wilder Kaiser (Imperatore Impetuoso), le cime famose in tutto il mondo per la discesa libera come l’Hahnenkamm, il Kitzbüheler Horn o i vicini Alti Tauri con il rilievo montuoso più alto dell’Austria, il Großglockner(3,798 m), offrono una cornice da sogno. Arrivare a St. Johann è come entrare in un sogno. Meno mondana e maggiormente radicata alle tradizioni di altre località alpine, St. Johann coglie in pieno la necessità degli ospiti di rallentare i ritmi offrendo un’esperienza di autentica ospitalità e accoglienza.

D’inverno, da dicembre ad aprile, la “Kitzbüheler Alpen AllStarCard” da accesso a dieci comprensori sciistici noti in tutto il mondo, con neve garantita dal Tirolo fino a Salisburgo (da 800 a 3,000 m) con oltre 1,088 chilometri di piste perfettamente preparate, 359 impianti all’avanguardia e 395 km di anelli di fondo. 42,5 chilometri di piste sul fianco settentrionale del Kitzbüheler Horn offrono discese di qualsiasi livello di difficoltà con 23 impianti di risalita, piste per sci alpino e anelli di fondo perfettamente preparati e di qualsiasi difficoltà.

Per tutti coloro che sono alla ricerca di un weekend bianco a prezzi accessibili c’è il pacchetto “Skipass 4 free”: pernottando 3 o 4 notti dal 6/12 al 19/12/2014 nelle strutture selezionate a St. Johann in Tirol – Oberndorf – Kirchdorf – Erpfendorf, si ha diritto ad uno Skipass valido per 2 o 3 giorni.


A gennaio aprirà il nuovo LTI Hotel Kaiserfels, un 4 stelle superior con 130 camere in posizione strategica direttamente sulla pista da sci Eichenhof. La struttura dal taglio moderno e lineare comprenderà anche due ristoranti, due bar, una Spa con piscina interna riscaldata, terrazze solarium un negozio di articoli sportivo e addirittura una malga après-ski. www.kaiserfels.at
Il 12 Dicembre invece riaprirà l’Hotel Post in centro a St. Johann. Un 4 stelle che ha fatto la storia di St.Johann, tipicamente Austriaco. Pertanto i lavori di restauro sono stati eseguiti con il massimo rispetto per preservare l’aspetto esteriore che tanto bene si integra nel centro di St. Johann. L’Hotel Post riaprirà con 17 nuove unità abitative, enoteca, garage sotterraneo, centro Spa e benessere con saune e attrattività e un mercato presso il quale si potranno acquistare prodotti tipici. www.dasposthotel.at

giovedì 30 ottobre 2014

Un paese dove l’affitto costa 15 euro al mese

MARINALEDA, DOVE L’AFFITTO SI PAGA 15 EURO/ROMA – Nel cuore dell’Andalusia, a 100 Km da Siviglia, c’è una piccola comunità rurale dove la disoccupazione non esiste e l’affitto costa 15 euro al mese: Marinaleda.


Img02463 1 Un paese dove laffitto costa 15 euro al mese


Comune agricolo circondato da campi coltivati e uliveti, sembra un paese come tanti altri, se non fosse cha ha un sindaco, Juan Manuel Sanchez Gordillo, legato al movimento nazionalista andaluso, la lucha jornalera, e alla lotta operaia. Da quando lui è al governo, il paese si è trasformato in un piccolo paradiso. La popolazione, prima molto povera, ha occupato terreni abbandonati dai latifondisti per metterli a reddito, e dall’inizio del suo mandato (1979) ad oggi quasi tutta la popolazione si è dedicata alla coltivazione ed alla trasformazione dei frutti della terra riunendosi nella Cooperativa Humar.

A Marinaleda oggi si producono, conservano ed esportano (anche in Italia) peperoni, carciofi, legumi, olio d’oliva. La disoccupazione è allo 0%,mentre nel resto dell’Andalusia la media è il 34% ed arriva al 63% fra i giovani. Lo stipendio è fisso e uguale per tutti: 47 € al giorno.

Le cariche pubbliche non vengono retribuite perché sono un servizio alla popolazione. La criminalità non esiste e nelle “Domeniche Rosse” la collettività si adopera per mantenere il decoro della cittadina.

Sempre improntato ad un principio solidaristico anche il diritto alla casa.

Il sistema di welfare messo su negli anni permette ai cittadini di costruirsi una casa di 90 metri quadri con un anticipo di 15 euro. Basta mettere a disposizione la propria forza lavoro, il terreno e il progetto li mette il Municipio, il denaro lo presta a tasso zero il governo andaluso.

Se vuoi costruire un casa funziona così:

• il terreno, una volta passato in mano al Comune, viene ceduto gratuitamente all’autocostruttore
• grazie ad una convenzione con il governo regionale andaluso ed il cosiddetto P.E.R. (Plan de Empleo Rural) si possono acquistare i materiali da costruzione e consegnarli all’autocostruttore
• vengono messi a disposizione, sempre in maniera gratuita, alcuni operai edili disposti a seguire i cantieri
• il progetto della casa, redatto da architetti, è gratuito; gli autocostruttori possono inoltre partecipare attivamente allo sviluppo del progetto e richiedere modifiche migliorative
• infine, gli autocostruttori si riuniscono in assemblea per stabilire la quota mensile da pagare per divenire proprietario della casa che sta edificando. Le ultime case sono state costruite ed acquisite dagli autocostruttori per la cifra di 15 euro al mese!

Il simbolo di Marinaleda è una colomba che vola sul paese ed intorno la scritta: “Marinaleda – Un’utopia verso la pace”, questo per sottolineare i loro principi di solidarietà e uguaglianza.

sabato 25 ottobre 2014

L'autunno nella Boemia delle terme

Un itinerario tra Karlovy Vary, Loket e Marienbad, tra sorgenti, castelli e citazioni cinematografiche. Senza dimenticare Praga. Il tutto immerso nei colori ... di stagione.



Saranno le colline autunnali tinte di rosso e arancione, i gulasch fumanti o i boccali colmi di birra. I boschi di castagni, i campanili in mezzo alle pianure. O forse solo il nome, Boemia, che evoca un Europa così lontana nel tempo da sembrar quasi esotica. E la sensazione è proprio quella di una terra antica, genuina, nota nell'immaginario ma non nei confini visto che nelle cartine è scomparsa ormai da un secolo. Cecoslovacchia prima, Repubblica Ceca ora: la Boemia ne è la regione occidentale - chiusa tra Germania, Polonia e Austria - in un'Europa così centrale che sembra disegnata col compasso. 

Il cuore storico della Boemia è da sempre Praga, per due volte capitale del Sacro Romano Impero, nel XIV e nel XVI secolo. La città è ancora adesso un museo all'aperto con 900 anni di storia, teatri, chiese, caffè eleganti e un fiume, la Moldava, che la taglia in due separando il Castello e la "città piccola" dalla "città vecchia", con la piazza principale e il museo dell'artista ceco di fama universale Alfons Maria Mucha. Sono imperdibili la visita al birrificio della Straropramen, storica casa di produzione di birra fondata nel 1861, e una passeggiata sul centralissimo Charles Bridge per ammirare il panorama ascoltando gli artisti che suonano jazz e swing. Nella zona sotto il Castello c'è il muro di John Lennon: è un simbolo di pace e libertà dagli anni '80, quando la popolazione di Praga cominciò a riempirlo di scritte e disegni ispirati al cantante di Liverpool. 

La Boemia è molto nota per la birra, e non potrebbe essere altrimenti: i cechi sono i più grandi bevitori in Europa, con circa 150 litri a testa ogni anno. Ma la regione è anche una superpotenza termale, con tre città eleganti - Karlovy Vary, Františkovy Lázně e Mariánské lázně - che formano triangolo di cure grazie alle numerose sorgenti minerali. Le tre città hanno richiesto congiuntamente l'iscrizione nella lista dell'Unesco e conservano il lusso e lo splendore dell'epoca d'oro: nel XIX secolo erano il salotto d'Europa frequentato da artisti e imperatori, come il re britannico Eduardo VII e lo zar russo Pietro il Grande. 


Karlovy Vary è una tranquilla cittadina di 50 mila persone, a 130 chilometri da Praga. Nota anche con il nome tedesco di Karlsbad, è baciata dalla fortuna di 12 sorgenti termali e dolci colline boscose. Secondo la leggenda fu fondata nel XIV secolo da Carlo IV, re di Boemia e imperatore del Sacro Romano Impero, che ne scoprì le sorgenti durante una battuta di caccia al cervo. Nel corso dei secoli ha ospitato scrittori e musicisti come Goethe, Gogol, Beethoven, Paganini, Casanova, Mozart, ma anche capi di stato come Vladimir Putin o star del cinema, da Sharon Stone a Robert De Niro. L'atmosfera vittoriana si esalta nei sontuosi alberghi con atmosfera secolare. Il Grand Hotel Pupp, un colosso da 228 stanze con uno sfarzo visto solo al cinema, risale addirittura al 1701, mentre sulla collina che domina Karlovy Vary c'è l'hotel Imperial, del 1912: pare che entrambi siano stati presi come esempio da Wes Anderson per realizzare il suo ultimo film, "The Grand Budapest Hotel".
Chi non è interessato a saune e idromassaggi nelle numerose spa di Karlovy Vary può gironzolare per la città alla ricerca delle 12 sorgenti calde, le cui acque minerali raggiungono la temperatura di 72 gradi e si bevono con piccoli alambicchi in ceramica. Bisogna sforzarsi per resistere al gusto di ferro e zolfo, ma ne vale la pena: sono un toccasana per le malattie dell'apparato digestivo, i disturbi del metabolismo e le malattie oncologiche. Messo da parte il benessere, un'altra attrazione di Karlovy Vary è il Museo dedicato a Jan Becher, inventore del liquore "Becherovka". Il segreto della sua composizione è severamente sorvegliato dal 1794 ed è conosciuto da appena due persone: si sa solo che contiene erbe medicinali raccolte nella zona, immerse nell'alcol per una settimana e poi mescolate con l'acqua delle sorgenti. 

Quindici chilometri fuori da Karlovy Vary c'è Loket, un paesino dal centro storico fiabesco e un monumentale castello del XII secolo. Loket è salito alla ribalta negli ultimi anni, dopo essere diventato il set per il film "Casino Royale" - il primo con Daniel Craig nel ruolo di James Bond - ma già nel Medioevo era una destinazione di tutto rispetto perché qui andava riposarsi e a cacciare l'imperatore Carlo IV. Proseguendo per altri 35 chilometri, al confine con la Germania, si raggiunge la seconda cittadina del triangolo termale, Františkovy Lázne.  Quando lo scrittore Johann Wolfgang von Goethe abitava qui la descriveva come «il paradiso in terra». Probabilmente esagerava, ma per chi ha voglia di riposarsi non si può chiedere di meglio: solo cinquemila abitanti, case basse, porticati classicheggianti, strade lastricate e parchi ben curati. Con la nascita della cittadina termale, alla fine del XVIII secolo, arrivarono i compositori Strauss e Beethoven, il principe Metternich, lo scrittore Kafka. Le 20 sorgenti fredde, i gas naturali e le torbe curano le malattie cardiache ma soprattutto l'infertilità femminile. Il simbolo della cittadina è infatti la statua di un bambino dotato di capacità miracolose: si dice che se una donna lo tocca nel punto giusto, sicuramente diventerà mamma.
  
A 35 chilometri c'è l'ultima città del triangolo, senza dubbio la più bella: Mariánské Lázně, nota anche come Marienbad. Due secoli fa era coperta da foreste e paludi, ma in pochi anni divenne la meta dell'élite culturale dell'epoca: Chopin, l'immancabile Goethe, Twain, Freud, Kipling, Edison. Nei dintorni di Marienbad sgorgano circa 160 sorgenti, nella città stessa circa una cinquantina di sorgenti fredde che curano praticamente tutto, dai problemi respiratori a quelli renali. Ma per godersi Marienbad non bisogna certo essere ammalati. Il centro della città è una schiera di case sfarzose, pomposi edifici ottocenteschi, colonnati neoclassici e ristoranti di pregio. I bellissimi parchi la rendono una delle più belle città giardino d'Europa, dove passeggiare, a seconda della stagione, tra distese di fiori o tappeti arancioni di foglie cadute, o magari noleggiare una delle tante carrozze a cavallo. E anche il suo nome è entrato nella storia del cinema, e questa volta nell'Olimpo. Nel 1961 "L'anno scorso a Marienbad", capolavoro di Alain Resnais, vinse il Leone d'oro al Festival di Venezia raccontando una serata in un sontuoso albergo dell'Europa centrale e il sogno di una fuga con un amore clandestino. E' passato mezzo secolo, e chi va a Marienbad troverà ancora lusso e hotel da capogiro. Per la promessa di fuga chissà, ma di certo non perda tempo a cercare il favoloso albergo: il set fu allestito in Baviera, al di là del confine.







mercoledì 22 ottobre 2014

Top 5: i paesi dove trasferirsi per vivere felici

La top 5 dei paesi dove vivere felici/Roma – Se avete voglia di scappare dall’Italia, ma non avete idea di dove potreste andare state tranquilli perchè le Nazioni Unite hanno praticamente scelto per voi! Un anno fa infatti è stato lanciato il “World Happines Report” (clicca qui per la versione originale) dove vengono indicati tutti i paesi considerati più felici al mondo e, se ci fate caso, tantissimi sono paesi nordici! Quindi preparate le sciarpe e i cappotti, ma non ve ne pentirete!




Australia: l’Australia negli ultimi anni è diventata una delle mete preferite soprattutto per i giovani: il costo della vita è elevato, ma gli stipendi sono molto più alti della media e si sopravvive benissimo. Talmente bene da riuscire a mettersi parecchi soldi da parte e, dopo un po’ di tempo, perché no, tornare a casa. Melbourne, secondo la rivista “The Economist” è la città più vivibile del mondoinsieme a Sydeny, Perth e Adelaide e, la società, è molto giovane e moderna visto che l’età media è di 37 anni. Clicca qui per scoprire come trasferirsi.



 Danimarca: suddivisa tra lo Jutland e le innumerevoli isolette che la collegano alla Svezai, la Danimarca è una nazione in crescita considerata una delle mete migliori dove vivere felici! Dimenticate il terrore dei Vichinghi che la abitavano, oggi questo paese è un dei più potenti dell’Europa settentrionali oltre ad essere una delle nazioni più prospere al mondo non solo a livello economico ma anche culturale.




















Canada: questo paese si estende per oltre 30.000.000 di chilometri sfiorando l’Oceano Atlantico, l’Oceano Pacifico e l’Oceano Artico! Questo sconfinato territorio è organizzato in dieci Province e tre Territori gestiti secondo una matrice anglosassone e francese. Questo ha fatto sì che il Canada sia uno dei paesi multiculturali più ampi e ben organizzati al mondo! Dopo questa presentazione così formale va detto che il Canada è una nazione sorprendente sia a livello culturale che a livello di flora e fauna! Diversi paesaggi e scenari climatici infatti si susseguono lasciando a bocca aperta tutti i visitatori. Clicca qui per scoprirlo.












Svezia: sempre un paese freddo certo, ma se cercate un posto dove la natura, la tranquillità e la cultura sono considerate dei diritti e dei beni da rispettare e tutelare ciò che fa per voi è proprio la Svezia. E’ un paese dalle straordinarie risorse naturali e culturali dove la vita e i ritmi sono frenetici soprattutto se si parla di divertimento! Se invece amate l’arte sappiate che, ad ogni angolo in Svezia, troverete il museo che fa per voi!

























Norvegia: un nazione tranquilla, silenziosa, immersa nella natura e nella pace per cui non viene difficile pensare che qui si possa vivere felici! Si tratta di una nazione accogliente e turisticamente attrezzata e dove la maggior parte della attrazioni sono facilmente raggiungibili, ma la Norvegia vera e selvaggia va conquistata andando nel cuore del paese. Se rimanete in città comunque non vi stancherete mai: arte, cultura, architettura e movida sono talmente emozionanti che non ve ne vorrete più andare!

martedì 21 ottobre 2014

Benvenuti nel Medio Evo

Vette impervie, antiche torri difensive, piccoli villaggi isolati dal mondo: questa è la Svanezia, regione del Caucaso georgiano rimasta immutata da secoli.

Benvenuti nel Medio Evo
 
Un toro con due candele accese sulle corna viene benedetto davanti a una chiesa del X secolo a Mestia. Sarà sacrificato nel corso di un rito precristiano che si celebra a febbraio.

Gli uomini si radunano all'alba accanto alla torre di pietra, i coltelli stretti tra le mani callose. Dopo la nevicata di stanotte - la prima della stagione in questa regione montana del Caucaso - la luce del mattino risplende limpida e gelida. All'improvviso, dietro le sagome delle torri alte 21 metri del villaggio di Cholashi, compare la corona di vette alte oltre 4.500 metri che ha mantenuto isolata per secoli una delle ultime culture medievali esistenti. Nel silenzio, Zviad Jachvliani, un ex pugile dalla barba brizzolata, guida gli uomini e il toro recalcitrante verso uno spiazzo da cui si domina la valle ammantata di neve. Le parole non sono necessarie. Oggi si celebra l'ormotsi, una tradizionale festività georgiana che ricorre 40 giorni dopo la morte di una persona cara, in questo caso la nonna di Jachvliani. 

Gli uomini sanno bene che fare: in questo angolo selvaggio della Georgia, tradizioni come i sacrifici animali, il rituale taglio della barba o le sanguinose faide si ripetono immutate da oltre 1.000 anni. «Le cose stanno cambiando in Svanezia», dice il trentunenne Jachvliani, padre di tre figli, «ma le nostre tradizioni non moriranno. Fanno parte del nostro Dna». Nello spiazzo Jachvliani guida il toro con il muso verso oriente, dove il sole spunta dietro il picco frastagliato del monte Tetnuldi, vicino al confine russo. Prima dell'avvento del cristianesimo, gli Svan adoravano il sole, una forza spirituale tuttora presente nei riti locali. Mentre gli uomini, coltelli alla mano, gli si radunano attorno, Jachvliani versa acquavite a terra, un'offerta all'anima della nonna, mentre un anziano zio intona un canto di benedizione. Poi un cugino accende una candela e, proteggendo la fiamma nel cavo della mano, si avvicina al toro per bruciacchiargli i peli della fronte, delle terga e delle spalle: il segno della croce tracciato col fuoco. Dopo la benedizione, gli uomini stringono un cappio intorno a una zampa del toro e issano tutti insieme la bestia fino a farla penzolare dal ramo di un melo. 

Tra i muggiti, Jachvliani afferra l'animale per le corna. Un compaesano sguaina un pugnale affilato, si inginocchia e, quasi con tenerezza, tasta il collo del toro in cerca dell'arteria. Nel corso della storia gli eserciti di alcuni tra i più potenti imperi arabi, mongoli, persiani, ottomani hanno invaso la Georgia, terra di confine tra Europa e Asia. Nessuno però è riuscito a conquistare quel fazzoletto di terra nascosto tra le gole del Caucaso che costituisce la patria degli Svan, almeno fino all'arrivo dei russi a metà dell'Ottocento. Ed è proprio attorno a questo isolamento che la Svanezia ha forgiato la propria identità culturale e storica. Nei momenti di pericolo, i georgiani delle pianure sottostanti portavano i loro oggetti più preziosi icone, gioielli, manoscritti al sicuro nelle piccole chiese di montagna e nelle torri della Svanezia, che divenne così depositaria dell'antica cultura georgiana. Gli Svan prendevano sul serio questa responsabilità: i ladri di icone venivano banditi o, peggio ancora, maledetti da una divinità. Ma nella roccaforte inespugnabile delle loro montagne gli abitanti della Svanezia hanno anche saputo preservare la loro cultura, che è ancora più antica. 












lunedì 20 ottobre 2014

Matera, incoronata Capitale europea della cultura

La città lucana ha sbaragliato Ravenna, Siena, Perugia, Cagliari e Lecce. Ecco il suo progetto per l’appuntamento del 2019. E le dritte per visitarla subito.

Matera sarà la Capitale europea della cultura nel 2019. La città lucana ha sbaragliato Ravenna, Siena, Perugia, Cagliari e Lecce e oggi, nell’incontro organizzato al Mibact per il grande annuncio, ha visto premiato il suo dossier, ricco di progetti di rilancio per la città e di eventi culturali.

L’ultima era stata Genova, nel 2004. E la prossima italiana, dopo questo turno tricolore del 2019, dovrà aspettare il 2033. La Capitale della cultura è un progetto dell’Unione Europea nato nel 1985. Ad oggi, oltre 30 città sono state incoronate, finendo sotto i riflettori del turismo internazionale. Ogni anno due Paesi europei hanno diritto al titolo. Nel 2019 tocca a Italia e Bulgaria. Matera sarà capitale insieme a Plovdiv, che l’ha spuntata sulle sfidanti Sofia, Varna e Veliko Tarnovo. Matera uguale Sassi. Il Sasso Caveoso” e il Sasso Barisano”, insieme al rione Civita, sono il cuore di pietra della seconda città della Basilicata, 60mila abitanti circa. Con case che risalgono all’età del bronzo, i Sassi sono un “paesaggio culturale”: così l’Unesco li ha definiti, inserendoli nel Patrimonio dell’umanità dal 1993. Ma la città si è poi estesa lungo il Piano, con una parte medievale-rinascimentale, e una parte nuova, con rioni firmati dai più noti architetti italiani. La storia dei Sassi e della Murgia materana, l’insediamento urbano preistorico, l’abbandono. Infine, l’odierna rivalutazione. È possibile ripercorrere le vicende di questo insediamento visitando la Casa Cava (via San Pietro Barisano 47, cell. 347.12.02.345), realizzata insieme con il Fai. Oltre che un luogo, è un “percorso”, con foto e filmati d’epoca. Per scoprire la magia di Matera, che ha affascinato registi come Pier Paolo Pasolini (Il Vangelo secondo Matteo) e Mel Gibson (The Passion). “INSIEME, ABITANTI CULTURALI”: questo lo slogan cavalcato da Matera per la sua candidatura. Non solo una riqualificazione culturale della città, ma un coinvolgimento diretto dei cittadini, come testimonial e promoter del patrimonio artistico (nella foto di Roberto Lacava, “La goccia”, di Kengiro Azuma in piazza Giovanni Pascoli). L’obiettivo per il 2019? Far arrivare a Matera oltre 600mila persone l’anno, di cui il 50% straniere. Tra i progetti su cui si punta di più, il Festival of Open Culture e la Via del pane (ph: Salvatore Laurenzana).

Fulcro dei lavori per la candidatura è stato il progetto “UnMonastery”, un think tank ospitato in un casale recuperato dal Comune (nella foto), dove per sei mesi giovani creativi, hackers, architetti e designer hanno lavorato con la comunità locale su progetti open source di mappatura digitale del territorio e del trasporto urbano. Fiore all’occhiello del calendario di eventi per la candidatura è stata “Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo cinquant’anni dopo”, una grande mostra al Musma per ricordare come, attraverso l’occhio del regista, la città lucana diventò Gerusalemme nell’estate del 1964, sotto un sole “ferocemente antico”. MUSMA - Inaugurato nel 2006 nel seicentesco Palazzo Pomarici, è l’unico museo italiano interamente dedicato alla scultura. La collezione permanente - circa 500 opere - ripercorre la storia dell’arte plastica internazionale da Medardo Rosso a maestri contemporanei ma è la bellezza degli ambienti espositivi a colpire: sette ipogei scavati nel tufo, tre cortili con cancelli realizzati da Azuma, Lorenzetti, Mattiacci, la “Sale della Caccia” destinate alle mostre temporanee. E poi la Biblioteca Scheiwiller, la Sala delle Ceramiche e la Saletta della Grafica. Tra i vari eventi svoltisi nei mesi di promozione della candidatura, il primo Matera Balloon Festival, raduno internazionale di mongolfiere, la Festa degli aquiloni e la Festa della transumanza, sulla Murgia materana. Matera fa parte dell’associazione Città del pane. Il pane di Matera, certificato Igp e fatto esclusivamente con semola di grano duro, ha una lunghissima tradizione risalente al Regno di Napoli. Il pane di Matera Igp si acquista da Pane & Pace (via Santo Stefano 37, tel. 0835.25.68.22). 
Una forma lunga quattro metri e pesante circa 60 chili è stata la protagonista dell’evento “Pane universale Matera Capitale”, ideato dal poeta Roberto Linzalone. “Portamateranel2019”, uno slogan e una porta simbolica che i cittadini hanno attraversato per sostenere la candidatura della propria città. Il tutto in diretta streaming con la sala dove, a Roma, si teneva mesi fa il primo esame orale con la giuria valutatrice. Per organizzare un weekend a Matera, al Sant’Angelo Resort si dorme nelle ex grotte dei Sassi trasformate in 20 suite tutte diverse, collegate da un dedalo di viuzze. Per il weekend di Ognissanti, il resort propone un pacchetto di 2 notti in doppia b&b, cena a base di sapori lucani nel ristorante Regia Corte e visita guidata dei Sassi di Matera. Info:www.hotelsantangelosassi.it/it/il-resort .

Altro indirizzo prezioso per la notte, L’Arturo b&b: affacciato sul Sasso Barisano, è in una posizione strategica, a due passi dal centro storico ed ai piedi della Cattedrale. Tre le stanze, all’insegna del modernariato. Completano il quadro un bel cortile e la terrazza interna. Per sedersi a tavola in grotta, in un ambiente essenziale e suggestivo, c’è Le Baccanti (via Sant’Angelo 58/61, tel. 0835.333704) Si comincia con le bruschette di pane di Matera e si prosegue tra zuppe di ceci e lenticchie, paste fatte in casa e secondi di carne e baccalà. Cucina tipica e atmosfera anche al ristorante e vineria La Gatta Buia ricavato da un’antica prigione. “Alcune parti della città sono antiche di 2000 anni, e l’architettura, i blocchi di pietra, le zone circostanti e il terreno roccioso aggiungevano una prospettiva ed uno sfondo che noi abbiamo usato per creare i nostri imponenti set di Gerusalemme. Abbiamo fatto molto affidamento sulla vista che c’era li’. In effetti la prima volta che l’ho vista, ho perso la testa, perché era semplicemente perfetta.” Così ha detto di Matera Mel Gibson, che qui girò il controverso “The Passion” sul martirio di Cristo. Tra i luoghi utilizzati come come location del film, il Belvedere di Murgia Timone, Sasso Caveoso, la scalinata di Via Muro presso la Civita.


















giovedì 16 ottobre 2014

Vivere low cost: Top 5 dei paesi dove si vive con 350 euro al mese



Top 5, paesi dove si vive con 350 euro al mese/Roma – In questi periodi di crisi, dove spesso non si riesce ad arrivare alle fine del mese, viene la tentazione di mollare tutto e di andarsene all’estero, in un luogo non solo più bello, ma nel quale non è necessario vivere con molti soldi. Un paradiso che non esiste? Esiste, eccome, basta avere il coraggio di preparare la valigia e lanciarsi in una nuova vita, magari dall’altra parte del mondo. Certo, magari vi può dispiacere lasciare tutto, ma la vostra partenza sarà ricompensata da una vita da quasi nababbo.

Quali sono i 5 paesi in cui si vive meglio con 350 euro al mese? 

1 – Belize: ottime spiagge, ottimo relax e se avete pure compiuto 45 anni sapete cosa potete fare? Andare in pensione!

Dal web

2 – Filippine: a Cebu si può affittare un appartamento a circa 71 euro al mese e se avete 35mila euro da parte, potete mettere come cauzione in una banca filippina e garantirvi la pensione già a 35 anni.

Getty Images


3 – Thailandia: sognate di vivere vicino alla costa? Facile, vi serviranno soltanto 21 euro al mese per una vista mozzafiato.

Getty Images

4 – Cambogia: stesso costo della vita della Thailandia e stessa natura incontaminata.

Getty Images

5 – Costa Rica: viene considerato uno dei posti al mondo in cui la gente è più felice. Come si potrebbe non esserlo se al ristorante si pranza con meno di 4 euro?

Dal web



Allora? Siete già sull’aereo?