martedì 30 settembre 2014

Vacanze sconnesse. Ecco dove rigenerarsi nella natura

Esauriti da traffico e stress? Dall’Italia alla Francia, dalla Finlandia all’Indonesia, sei indirizzi dove regnano silenzio e ritmi slow. E dove perdersi in ecolodge e relais: tra boschi, laghi, campagne e spiagge a chilometri dalla tecnologia

L’Anttolanhovi Art & Design Villa, in Finlandia, è un buen retiro per chi cerca relax e silenzio

Viaggi in punta di piedi, alla ricerca di luoghi in cui i sensi, di solito sopraffatti dal rumore e dallo stress, si risvegliano e riprendono a vivere. Il desiderio di staccare i fili, almeno per qualche giorno, si può esaudire scegliendo semplicemente il posto giusto. Come il Parco Naturale del Sile, in Veneto, che prende il nome da uno dei fiumi più “sani” e meno conosciuti d’Italia. Si esplora a piedi, ma anche in barca, scivolando sulla corrente pigra, circondati da argini bassi e campagna. Si può navigare sia verso Nord, fino a raggiungere Casale sul Sile e il centro storico di Treviso, o verso Sud, fino alla laguna di Venezia con le sue isole. Escursioni contemplative nel silenzio, che si possono fare tutto l’anno grazie al microclima del fiume, e vengono suggerite agli ospiti dai patron di Villa Ca’ Maffio. Elegante residenza nobiliare a Musestre di Roncade (Tv), oggi è un b&b di charme, con tre camere e una suite nei colori del rosa (via Principe 70, tel. 0422.780774). Dopo la colazione si può partire anche in bicicletta, lungo gli argini, per raggiungere la chiesa di Sant’Antonino, il Lago Verde, il porticciolo di Casier, dove si trova la trattoria Al Sile. E qui fermarsi a sorseggiare “un’ombra de vin”, guardando il lento scorrere del fiume.




Si respira un’aria serena anche nel Parco Regionale Boschi di Carrega, in Emilia-Romagna. Non è così battuto come tanti altri parchi italiani più blasonati, ma vale la pena di allontanarsi 15 chilometri da Parma per raggiungerlo. Soggiornando qui, in mezzo al verde, alla mattina si possono vedere a pochi metri caprioli e scoiattoli. Come succede al b&b Il richiamo del bosco, una casa a Sala Baganza (Pr) restaurata seguendo le direttive ecologiche più coerenti e in armonia con l’ambiente (tel. 0521.336376). All’esterno, querce, faggi e castagni. All’interno, arredo fatto solo di materiali naturali, come il legno di rovere del territorio, o di riciclo, trasformati in letti a baldacchino e librerie. I proprietari organizzano molti corsi, sempre slow: dalla cucina vegana alle sessioni di tai qi gong.


Il verde della macchia mediterranea e un mare da favola bastano già a motivare un viaggio nella Sicilia del Sud, alla Riserva Naturale di Vendicari, in provincia di Siracusa. Questo è il luogo migliore per avvistare i fenicotteri rosa, ma anche stagni e isolotti dove nidificano le tartarughe. A due passi dall’oasi naturalistica si possono scegliere le silenziose camere delTerre di Vendicari, un country resort ricavato da una masseria settecentesca e immerso in un giardino siciliano, che regala suggestioni quasi esotiche, tra alberi di limoni, aranci, mandorli, carrubbi, melograni, gelsi e fichi d’India (tel. 346.3593845). È bello rilassarsi in questo piccolo paradiso sapendo che, a pochi chilometri, si trovano le spiagge di Eloro, Calamosca, Marzamemi, oppure le meraviglie barocche di Noto e Siracusa. Per ritornare poi al resort per una merenda a base di pane fresco e marmellata di gelsi neri e qualche quadretto di cioccolata di Modica.





Buone energie anche nel cuore della Francia, dove ci sono i paesaggi estremi e isolati deivulcani dell’Alvernia. Giganti addormentati ricoperti da una fitta vegetazione, protetta dalle rigide regole del Parco Naturale, il più grande d’Europa, a un centinaio di chilometri da Clermont-Ferrand. In inverno è ammantato da una coltre bianca e si può esplorare con le racchette da neve nel territorio delle Montilles o con gli sci da fondo sull’altopiano del Guéry, mentre sulle distese di Les Plaines Brûlées si può correre con un slitta trainata dai cani. I laghi naturali che si aprono nei crateri sono un’altra particolarità della regione. Il più romantico è il Lac du Pêcher a Chavagnac che, con i suoi 105 abitanti, è uno dei comuni più piccoli del parco. Poche le strutture turistiche. Tra queste, c’è il nuovo ecolodge Instant d’Absolu, una casa di pietra dalle finestre rosse che promette, come suggerisce il nome, istanti di piacere assoluto nella natura. Poche camere in stile contemporaneo, un ristorante di cucina del territorio, una spa per regalarsi un massaggio al rientro dallo sci nella foresta Pinatelle o, in primavera, dai trekking a cavallo. Il menu delle attività naturalistiche includevoli in mongolfiera e gite in barca sul lago, remando tra banchi di ninfee.

L’acqua, elemento rilassante per eccellenza, è la protagonista di una fuga nella Finlandia del Sud-Est, sul Lago Saimaa, il più grande del Paese, che fa parte del Parco Nazionale di Linnansaari e include più di cento isole, dove vivere un’autentica esperienza di vacanza «sconnessa». Basta avventurarsi tra i sentieri attrezzati per il nordik walking o prendere il kayak e pagaiare in tutta sicurezza per raggiungere piccole spiagge isolate, punti perfetti per accendere un falò su cui preparare un caffè caldo. Durante le escursioni si può anche avere la fortuna di avvistare la foca di Saimaa, esemplare a maggiore rischio di estinzione al mondo, che vive ancora in questo habitat protetto. E poi si torna a casa, all’Anttolanhovi Art & Design Villas, resort che offre anche la possibilità di affittare ville sul lago, ad Anttola (tel. 00358.207575200). Le pareti sono in legno di betulla, i pavimenti in pietra, e i mobili portano la firma di artigiani e artisti locali, che danno il nome alla camera. In più, le stanze hanno tutte la sauna finlandese, il barbecue e il pontile privato, con una barca e due biciclette a disposizione per tutta la vacanza.




Via dalla pazza folla. Perché qui l’ambiente non è stato ancora addomesticato dalla mano dell’uomo. Certo, siamo in Indonesia. E occorre mettere in conto un viaggio lungo in aereo, che dall’Italia arriva a Bali e poi prosegue con un altro volo verso l’isola di Sumba. Ma, una volta arrivati al Nihiwatu Retreat, lo stress diventa un ricordo (tel. 0062.361757149). Il lodge ha conquistato il prestigioso First Choice Resposible Tourism Award 2013 per l’uso di energia pulita, il bio-diesel ricavato dalle noci di cocco, con cui viene soddisfatto quasi interamente il fabbisogno di energia. Si trova in una riserva naturale, circondato dalla foresta tropicale e da campi terrazzati coltivati a riso. Solo sette bungalow e tre villette si affacciano sulla spiaggia di due chilometri e mezzo, un paradiso dove prendere il sole, tuffarsi nell’acqua cristallina, o fare lunghe escursioni a cavallo. In totale solitudine.

lunedì 29 settembre 2014

Patagonia

Da El Calafate a Capo Horn, tra pinguini, ghiacciai e paesaggi incantati



Lo stretto di Magellano 

Pianure sterminate sferzate dal vento, ghiacciai perenni, due oceani (Atlantico e Pacifico) che si scontrano e si abbracciano diluendo la loro forza nei mille canali e fiordi che disegnano il confine di isolotti e penisole



La fine del mondo è in Patagonia: un palcoscenico dove la Natura incontaminata è l’unica protagonista in un paesaggio che è così da secoli. Quello che videro prima Magellano e poiDarwin è ancora lì, immutabile, silenzioso. Tutto come nel 1520 quando il portoghese scoprì questa terra abitata dai Tehuelche, alti 1,80 m, che vivevano nudi con dei cappelli conici in testa: Magellano, che aveva appena letto un romanzo spagnolo sulla storia del gigante Patagon, chiamò gli indigeni patagoni e la loro terra divenne la Patagonia. Ma Magellano, primo esploratore a navigare fra questo labirinto di canali e fiordi, ha anche battezzato tutto ciò che ha incontrato: ecco quindi il canale Magellano, i pinguini Magellani, la bacche magellane, gli uccelli magellani, la Terra del fuego dove gli indigeni cazadores si riscaldavano con grandi fuochi. 

Anche i cespugli di crespino con i fiori e le dolci bacche rosse da cui si ricava la marmellate hanno avuto a che fare con il portoghese, che utilizzò l’arbusto per calafare le navi, cioè renderle impermeabili con stoppa catramata. Dove crescevano fitti i cespugli è nata El Calafate, cittadina di frontiera dove si atterra con il volo Latam (la compagnia aerea che copre tutte le rotte del Sud America offrendo a bordo pranzi da gourmet e vini scelti da un sommelier) che arriva da Buenos Aires, scoperta dal turismo e amata dalla presidente Cristina Kirchner, che ha casa qui e la cucina piena di vasetti di marmellata di calafate: dice la leggenda che chi la mangia torna in Patagonia, gettonatissima quindi dalle frotte di turisti che scelgono la comodità di una confortevole nave da crociera della Cruseros Australis, con la quale l’avventura di approdare in un fiordo, camminare sui licheni, vedere da vicino i ghiacciai, è calibrata in modo che la sicurezza dei passeggeri sia al top. 

Il viaggio non solo allarga la mente. Le dà forma” ha scritto Bruce Chatwin prendendo la Patagonia come simbolo dell’irrequietezza umana. In realtà la Patagonia coi suoi silenzi profondi, infiniti (cellulari e Internet a questa latitutudine non hanno vita) è una leggenda, un mito che non ha confronti sulla faccia della terra. L’avventura ai confini del mondo (il periodo migliore va da novembre a fine marzo) comincia al Parco Nazionale Torres del Paine, appena dichiarato l’ottava meraviglia del mondo, e fa tappa a Punta Arenas, dolce cittadina con le chiome degli alberi, pini compresi, rotonde In un hotel (il Cabo de Hornos) caldo e accogliente, con negozi in cui si trovano artistici oggetti in rame e pietre dure, calde sciarpe, poncho e cappelli in alpaca

Ci si imbarca e con la nave si passa attraverso lo Stretto di Magellano e il Canale di Beagleper sbucare nel fiordo Almirantazgo, toccando la Baia di Ainsworth: come una quinta si apre il suggestivo scenario del Ghiacciaio Marinelli e della Cordigliera di Darwin, mostrando lo spettacolo della vita che rinasce con il ritiro dei ghiacciai. Il bosco subantartico cresce su prati viola, mentre i castori innalzano le loro dighe e gli elefanti marini fanno le capriole a pochi metri dalla riva. L’avventura continua sull’isolotto di Tucker, alla scoperta di pinguini e cormorani che vivono abbarbicati su una parte rocciosa come fossero in un condominio. I pinguini appartengono alla specie magellano, più piccoli di quelli polari, descritti dall’esploratore “come grandi oche pessime da mangiare perché la loro carne è dura e puzza di pesce”. 

La nave, circondata dai delfini che giocano fra le onde, prosegue verso il fiordo dove ilGhiacciaio Pia si estende imponente fino al mare coi suoi pinnacoli color azzurrino: ogni tanto ne cade qualcuno, con un gran boato, e si trasforma in piccoli iceberg. Rapiti dall’incanto del paesaggio, la navigazione continua sotto lo sguardo maestoso dell’Avenida de los Glaciares (La via dei Ghiacciai) dove se ne contano ben cinque nell’arco di 20 chilometri, fino alla Baia Wulaia, territorio di squisita bellezza in cui risiedevano le maggiori colonie di indigeni Yamanas studiate da Charles Darwin, che vi sbarcò a bordo del Beagle nel 1833. 

Infine la rotta porta al leggendario e affascinante Capo Horn, un promontorio di rocce scosceso con un picco massimo di 425 metri, dove i due Oceani si confrontano con forza. E dove nel corso dei secoli almeno 800 navi e 10 mila uomini sono spariti nei flutti. Esistono pochi luoghi al mondo ove l’uomo si sente così vulnerabile e circondato da un’aura mistica di spiritualità: Capo Horn è uno di questi. La sua posizione fra i due Oceani e l’intensità dei fenomeni atmosferici che lo circondano lo rendono un’esperienza unica e straordinaria. Bisogna salire i 270 gradini per arrivare fino in cima e vedere la bellissima scultura in acciaio, alta sette metri, che rappresenta l’albatro, un uccello che secondo la leggenda incarna le anime dei marinai sepolti in mare. Emblematica la lirica che si legge alla base del monumento e che inchioda il visitatore su quello spuntone sferzato da raffiche di vento gelido: “Sono l’albatro che ti aspetta/alla fine del mondo. / Le anime dei marinai/volano sulle mie ali”.

domenica 28 settembre 2014

Belgrado, la nuova Berlino

Arte, design e movida tra due fiumi. Una città giovane che non dorme mai. E che sta per trasformarsi nella Dubai dei Balcani.


Rinata dopo la fine della guerra del Kosovo e della caduta del regime di Milosevic, Belgrado si presenta come una città moderna, vitale e creativa, culturalmente brillante. Secondo il quotidiano The Telegraph, la Città bianca (questo il significato del suo nome originale, Beli Grad), per l’effervescente panorama di giovani artisti contemporanei, creativi, stilisti e designer, e per l’intensa vita notturna, è la capitale più cool d’Europa, in vetta anche alle classifiche di Tripadvisor come migliore destinazione sudeuropea. Di giorno, Belgrado accoglie nel pacifico abbraccio dei fiumi Danubio e Sava fra cui sorge, elegante e all’avanguardia con i suoi musei, le gallerie d’arte, i caffè e le vie dello shopping. Di sera, si trasforma in un eclettico palcoscenico di locali e night club, dove la movida scorre fino all’alba. 

In Knez Mihailova, la via principale interamente pedonale, nel 2010 è stato inaugurato il Museo Zepter: 350 tra opere, sculture, disegni e tele di artisti serbi del XX e XXI secolo. L’immersione nel cuore vivace e creativo della città può iniziare a Dorćol, il quartiere che non dorme mai. È anche il più cosmopolita: da secoli convivono ebrei e musulmani con tedeschi, armeni e greci. Ci si arriva con una breve passeggiata dalla Knez Mihailova, quindi attraverso Studenski Trg (piazza degli Studenti). Si gustano un ottimo caffè o una spremuta di limone e menta in un ambiente eclettico e giovane da Smokvica, un appartamento trasformato in locale fusion, tra stile vintage e design contemporaneo. È il ritrovo più trendy del momento. 
Nuovo tempio dello stile, Supermarket è il primo concept store di Belgrado, uno spazio multifunzionale dove trovare oggetti d’arredo di designer emergenti e marchi di moda avantgard. Ospita anche spazi per l’allestimento di mostre, con opere degli artisti più in vista dei Balcani, come Branko Lukic e Slavimir Stojanovic, e una zona lounge con ristorante fusion e wine bar. Da visitare, anche Mikser House, uno dei luoghi social più glamour della città, con esposizioni d’arte contemporanea e, alla sera, musica techno. Il tutto accompagnato da piatti di cucina balcanica. Si trova nel vecchio quartiere portuale lungo la Sava, rifugio di street artist belgradesi, Savamala. Nel futuro di Belgrado, un progetto avveniristico di riqualificazione urbana: riguarda un’area di oltre un milione di metri quadri sulla sponda est del fiume Sava e trasformerà Belgrado nella Dubai dei Balcani. 

SAPORE DI BELGRADO

Sul lungofiume che ospita i vecchi docks di Beton Hala, rigenerati in ristoranti trendy sull’acqua, si entra nel cuore della movida. Hanno successo i piatti di cucina mediterranea del Restoran Dijagonala, dietro la chiesa ortodossa di San Sava, la più grande basilica dei Balcani, e la carne alla griglia del Public Dine&Wine, con una splendida vista sulla Sava e il ponte Brankov. 
Per assaggiare la cucina serba autentica, però, bisogna andare nelle kafana, le tipiche taverne serbe come Čubura, da scegliere per gli ottimi cevapcici (rotolini di carne macinata speziata), o il centralissimo Byk-Vuk, ritrovo anche di vip, artisti internazionali e turisti dove gustare zuppa di ortiche, peperoni ripieni e carne grigliata. La notte nella capitale della nightlife continua fino all’alba sui boat club, barconi (splavovi) attraccati oltre il ponte Brankov e fino al parco dell’Amicizia, trasformati in locali e ristoranti alla moda, meta di giovani e creativi, mentre a Novi Beograd, al di là del fiume, si susseguono le zattere-discoteca, paradiso degli appassionati di musica dance elettronica. L’atmosfera è quella di Ibiza, solo che qui vive per 12 mesi l’anno. Per chi vuole dormire sul fiume c’è Arkabarka, grazioso ostello di quattro camere nella zona di Novi Beograd. Su richiesta si organizzano tour in barca a motore sul Danubio e la Sava, mentre i più sportivi possono approfittare delle escursioni in kayak proposte da Belgrade Adventure e vedere dall’acqua i sei ponti sulla Sava, tra i quali il nuovo Ada, impressionante opera: è il più lungo del mondo a un singolo pilone.

LA CITTA’ VECCHIA
Nella più pittoresca Stari Grad, la vita si svolge ai piedi della fortezza Kalegmegdan, polmone verde della capitale, frequentato a ogni ora del giorno da sportivi che fanno jogging o coppie attratte dal tramonto sullo scorrere lento dei due fiumi, davanti alla Statua del vincitore. È il panorama che ha spinto Le Corbusier a dichiarare che Belgrado è situata in uno dei più bei posti al mondo. Si trova qui il quartiere di Skadarljia, una piccola Montmartre, con orchestrine rom, artisti di strada e bancarelle vintage. I ricordi della guerra sono ancora visibili lungo Kneza Milosa, la via delle istituzioni e delle ambasciate, in due edifici sventrati dalle bombe Nato del 1999 e lasciati volutamente così, per ricordare il dolore di quei momenti. Poche anche le testimonianze della lunga dominazione turca in città, tra cui la statua del principe Maihailo III a cavallo, in piazza della Repubblica, ritrovo amato dai belgradesi. Pochi passi, ed ecco lo storico Hotel Moskva (1908), esclusivo per la sua eccentricità, con il tetto verde e decorazioni in maioliche: ha ospitato celebrità come Brad Pitt e Robert de Niro. Al caffè dell’albergo si può ordinare il dolce Moskva Schnitte, specialità della casa famosa quanto la Sacher a Vienna. 

A TUTTO DESIGN

Poco lontano, il Belgrade Design District, galleria con negozi di giovani creativi Indipendenti. Molto interessanti per chi ama il design, il Museo di Arti e hotel vari, come Square Nine (è un po’ caro, ma merita una sosta almeno per il brunch domenicale), il Town House 27, di charme, e il centralissimo 88rooms. Lo stile “modern, urban e cozy”, strillato nello slogan dell’albergo, si trova in ogni angolo: dalla sua terrazza si gusta il miglior panorama sulla città fino a Zemun, quartiere alla confluenza dei due fiumi.

sabato 27 settembre 2014

Verso Santiago, lungo il Cammino Francese

Ogni anno milioni di pellegrini sono in marcia in tutta la Spagna per ?abbracciare? San Giacomo. Tra fede e natura, attraversano scorci bellissimi, prati e città, montagne e passi, in cerca della Cattedrale



C'è un cammino lungo secoli che percorre tutta la Spagna. Strade di campagna e autostrade di città si intrecciano come una trama eccezionale di fede, pietre e uomini che camminano illuminati dalla luce di una cattedrale, quella di Santiago di Compostela. La storia del Camino de Santiago, anzi dei cammini, è già nota ai più e il mistero e le leggende che avvolgono l'apostolo San Giacomo di anno in anno raccolgono e affascinano non solo fedeli alla ricerca di un pellegrinaggio religioso, ma uomini e donne di culti e orientamenti diversi, che affrontano a piedi fino a 30 tappe, dai Pirenei fino a Santiago, dai boschi della Navarrapassando per gli altopiani desertici delle Mesetas fino al verde della Galizia, dormendo ogni notte in un rifugio, un ostello, un alberghetto diverso, per riassaporare l'ospitalità di un tempo.














Raccontarlo in poche righe è impossibile: il cammino è un momento per riflettere sulla propria interiorità, ma anche per godere della varietà di panorami naturalistici che le regioni della Spagna offrono, con strade romane e ponti medievali, cattedrali gotiche, borghi, castelli e città. In biciclettaa cavallo o a piedi con il proprio zaino si percorrono in media dai 100 agli 800 chilometri, e ci vogliono dalle 4 alle 8 ore al giorno di cammino (anche se ultimamente è molto in voga di correre o percorrere piccoli tratti, munendosi di attrezzature, come carrettini a mano o mini-case da attaccare alle bici per i bambini). La partenza di quello che viene chiamato il cammino francese si realizza nella piccola (quanto ardua da raggiungere con i mezzi) cittadina di Saint Jean Pied de Port: qui i pellegrini possono registrarsi all'accoglienza, prendere la conchiglia bianca che è il simbolo di riconoscimento del santo e dei suoi seguaci, e ritirare (se non si è fatto nel paese d'origine) la credencial, una sorta di carta di via nel quale verranno apposti i sellos, timbri delle chiese o dei luoghi in cuici si ferma a mangiare e dormire, che servono poi alla fine del cammino per dimostrare i chilometri percorsi e ottenere la Compostela, il certificato dell'avvenuto arrivo a Santiago per devozione.

La prima tappa è tutt'altro che facile, perché è necessario attraversare il valico dei Pirenei: alla ricerca del proprio bordone fra i rami dei boschi si sale a scelta lungo la via alta della montagna o quella "bassa" (che risulta comunque ardua). Si scalano lungo il confine francese fra i 25 e i 27 chilometri, segnalati dalla celebre freccia gialla, che dà indicazioni di direzione lungo tutto il cammino. Si arriva provati fino alla piccola Roncisvalle, con le gambe e la schiena appesantite, ma è possibile sistemarsi nel primo albergue, che come quasi tutti quelli del cammino, per la cifra simbolica di 5 euro offre letti a castello in camerata, docce calde e la possibilità di incontrare nuovi amici: emozionante è il rito della messa della sera, con la benedizione dei pellegrini. A seguire, percorrendo tutta la Navarra ci sono Zubiri, con il suo ponte storico pieno di libellule blu, Zabaldika con la deliziosa Chiesa di Santo Stefano che è una pausa di preghiera e pace lungo il cammino fino alla prima grande città, e Pamplona, celebre per la sua corsa dei tori. Si cammina poi lungo le regioni la Rioja, il Paìs Vasco,Castilla y Leon e la Galicia, passando per montagne e città splendide come BurgosLeón e Astorga, in cui vi sono cattedrali gotiche e centri storici che meritano almeno la visita di un giorno.



Fra le tappe più difficoltose, ci sono da attraversare anche la Cruz de Hierro, a 1500 metri, il punto più alto del cammino tradizionale, ricoperta di sassi che i pellegrini lasciano esprimendo un desiderio, i sette chilometri in salita di O Cebreiro, a 1300 metri o l'Alto del Perdon, con le famose sagome di metallo (uno dei più particolari monumenti al pellegrino) e 780 metri di impervi sterrati da salire e soprattutto da ridiscendere. 


























Più battuto perché corrisponde all'ultimo tratto di vari cammini è il percorso che parte dalla piccola Sarriaa 120 chilometri circa da Santiago (e che necessita di circa 5 giorni per arrivare a destinazione).

Tra salite e discese pietrose, fra un gregge di pecore e gruppi di buoi si giunge (meglio nel pomeriggio, per trovare alloggio) a Portomarin. Poi si prosegue, non senza difficoltà, per Palais de Rey, dove l'impegno e la fatica sono premiati: con solo un euro d'ingresso vi è a disposizione la grande piscina comunale, un toccasana per i piedi e per rinfrescarsi la mente. Un altro regalo del cammino si trova a Melide: qui il pellegrino può finalmente permettersi un piatto gustoso e mangiare una bella porzione di polpo fresco nella celebre pulperia EzequielCon lo stomaco pieno si prosegue per un percorso abbastanza impegnativo, con annesso saliscendi duro per le ginocchia. Il paradiso terrestre, però, non è lontano: alla fine della camminata c'è il più bell'albergue del cammino, a Ribadiso da Baixo, con le sue finestre azzurre ed un ruscello freddissimo, che fa rinascere i piedi affaticati. Pochi chilometri e, superata Arzua, si cammina verso l'ultima tappa prima dell'arrivo.

Trascorsa la notte ad Arca do Pino tra allegria ed emozione, la mattina si riparte verso Santiago per arrivare in tempo alla messa di mezzogiorno. Solo alcune ripide salite e il Monte Gozo, con il suo monumento commemorativo a Giovanni Paolo II, separano i pellegrini dalla tanto attesa città di San Giacomo. Con l'emozione nel cuore compaiono d'un tratto le punte della cattedrale. Un'ultima fatica tra le strade moderne della città - che un po' stonano con il percorso agreste che si è tanto amato per giorni -  e insieme a un fiume di pellegrini con lo zaino si taglia il traguardo. E' a quel punto che l'ufficio dei pellegrini controlla timbri e credenziali e consegna la Compostela ai pellegrini.



Ad aspettare nella splendida cattedrale una moltitudine di fedeli in fila per vedere San Giacomo che domina l'altare: pronto a muoversi (nelle messe del mezzogiorno di sabato e domenica) è il Botafumeiro, il grande incensiere che oscilla sulle teste dei fedeli facendo perdere il fiato. Facendo il giro della cattedrale, non si uscirà senza aver "abbracciato" il Santo, la statua con l'espressione serena che sembra quasi dire: benvenuti. E' tempo di preghiera, riposo e abbracci con i compagni di viaggio, lacrime, souvenir e foto ricordo. Ma i pellegrini devono ancora regalarsi l'ultima tappa,   camminando verso Finisterre (così chiamata perché questo pezzo di terra era considerato un tempo la "fine del mondo"), per raccogliere le conchiglie sulla spiaggia, bruciare i vestiti del cammino e lanciare il proprio bordone nell'oceano.

INFO UTILI: Per chi vuole affrontare il cammino di Santiago è consigliabile dare un'occhiata alle guide che segnano tappe, difficoltà e indirizzi vari. Ce ne sono diverse per ogni cammino; piuttosto aggiornata con carte, consigli e curiosità è Guida al Cammino di Santiago de Compostela (edita da Terre di Mezzo, 18 ?). Per chi volesse informazioni o fare domande ai pellegrini che già hanno vissuto l'esperienza c'è il sito sito dedicato.

venerdì 26 settembre 2014

Calabria: bagno di benessere

Ad Acquappesa, tra le belle spiagge della costa tirrenica, si può vivere una vacanza rigenerante tra le piscine termali all’aperto, i fanghi , gli idromassaggi e la Spa del Parco Termale Acquaviva ed escursioni nei boschi



Acque termali che sono classificate a livello 1° super e si caratterizzano per il più alto grado solfidometrico in Italia. Ma anche boschi a perdita d’occhio, borghi dalla storia affascinante e scogli in mezzo al mare che raccontano antiche leggende. Benvenuti ad Acquappesa, sulla costa tirrenica della Calabria, una meta dove vivere in un’unica vacanza tre esperienze diverse. 

La prima è quella delle acque termali, utilizzate per il loro potere terapeutico nello stabilimento di cura, e per il benessere nelle grandi piscine all’aperto del Parco Termale Acquaviva. È immerso nel verde e consente di trascorrere un’intera giornata pensando solo a se stessi. Il tempo è, infatti, scandito da ginnastica dolce, anche in acqua, idromassaggi, humage, per respirare lo zolfo che si libera dall’acqua con benefici sulle vie respiratorie, autoapplicazione sul corpo e sul viso di fango termale tiepido, dall’effetto rassodante e antietà, trattamenti benessere nella Spa che, oltre al fango, propone anche massaggi con ingredienti a chilometro zero, come l’olio d’oliva e gli agrumi calabresi (www.termeluigiane.it). 



Le cinque sorgenti delle fonti termali si trovano alle falde della Rupe del Diavolo, che possono diventare la meta di belle escursioni tra i boschi, da fare alla mattina presto, quando le luci del sole filtrano tra le foglie di querce secolari e castagni ancora bagnate dalla rugiada mattutina. Un vero e proprio percorso salute, da poco attrezzato con panche e tavoli di legno, che si snoda ai margini del torrente Bagni. 



Per dormire ci sono le stanze silenziose del Grand Hotel delle Terme, un indirizzo dall’ospitalità genuina, a due passi dal Parco termale e con un collegamento interno con lo stabilimento balneare per chi desidera seguire un percorso di cure . 




Molto panoramica è la strada che porta a Guardia Piemontese, un suggestivo paesello a 515 metri di altitudine sul mare, dove in inverno vivono poche centinaia di persone, custodi di una lingua incomprensibile ai più (questa è l’unica isola linguistica occitana della Calabria) e di antiche usanze che derivano dal fatto di essere stata una colonia valdese, fondata da profughi provenienti dal Piemonte nel XIII secolo. Il borgo racconta anche la storia del sanguinoso eccidio dei suoi abitanti, avvenuto nel 1561 per opera della Santa Inquisizione. Vale la pena di visitare il Centro di Cultura Giovan Luigi Pascale, punto di documentazione della storia dei valdesi di Calabria, che ospita anche una foresteria per chi desidera fermarsi a dormire qualche giorno, e una boutique artigianale dove acquistare splendidi tessuti ricamati a mano dalle donne del borgo che hanno recuperato le antiche tecniche di lavorazione al telaio (tel. 347 5465546). 





In estate è piacevole fermarsi per mangiare un piatto di spaghetti al ristorante il Poggio (tel. 348 7391354) e guardare dall’alto il mare e la silhouette dello scoglio della Regina. Fare il bagno proprio al suo cospetto, magari al tramonto, quando il sole regala all’acqua tiepida dei riflessi dorati, è uno dei must di una vacanza qui. Le spiagge di questo tratto di costa tirrenica sono tutte ampie, alcune attrezzate con ombrelloni, lettini e ristoranti in cui mangiare con la vista sul mare, altre libere e selvagge, come quella dell’Arcomagno, a cui si accede camminando nell’acqua, con l’asciugamano in testa, e passando da una fenditura ad arco che si apre nella scogliera. 





Ma la palma d’oro per l’arenile più bello spetta a Diamante, un borgo marinaro con i dipinti di artisti diversi e i negozi del centro storico dove si possono acquistare sandali e cinture fatte a mano, oltre alla specialità locale, sua maestà il peperoncino. A lui è dedicato un noto festival, che si svolge nella cittadina dal 10 al 14 settembre, con concerti, spettacoli di strada, cinema, mostre e degustazioni. Il tutto per la strada, senza biglietto di ingresso, per celebrare il piccante come filosofia di vita (www.peperoncinofestival.org). 



Per maggiori informazioni, il Portale Turistico Regione Calabria, numero verde 800550001,www.turiscalabria.it.